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Lanvin alla Shanghai Fashion Week: Bruno Sialelli ci racconta la PE2021


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Quando nel 2019 Bruno Sialelli è stato nominato direttore creativo di Lanvin, period uno stilista pressoché sconosciuto. Oggi, dopo più di un anno al timone della più antica maison di Parigi (131 anni, per l’esattezza), il 32enne si è saldamente dimostrato meritevole di attenzione con la sua direzione fresca e giovanile che ha riportato l’etichetta al centro della moda contemporanea.

“Gli archivi sono immensi e ci sono tante di quelle epoche da esplorare,” cube Sialelli riguardo alla storia di Lanvin. Dalla sua fondazione per mano di Jeanne Lanvin nel 1889 all’allontanamento di Alber Elbaz nel 2015 dopo 14 fortunati anni fino al susseguirsi di creativi di breve durata, per Sialelli non period un compito facile mettersi alla guida del leggendario model alla sua prima esperienza da direttore creativo.

Esplorando gli anni ruggenti, forse il periodo più prolifico per Lanvin, Sialelli nella sua collezione primavera property 2021 ha voluto fare un parallelismo con lo stato del mondo attuale. Il risultato è uno stile moderno ma con riferimenti alle classiche silhouette e ai dettagli di Lanvin, e anche qualche sottile richiamo alla Cina, dove sarà presentata la collezione. “Volevo far incontrare due epoche, traendo l’eleganza, l’ottimismo e la gioia di vivere dal DNA di Lanvin.”

In attesa della sfilata del 17 ottobre durante la Shanghai Fashion Week, Vogue ha raggiunto il direttore creativo through Zoom nel suo studio di Parigi per parlare dell’importanza dell’heritage, del perché sfilerà allo Yuyuan Garden di Shanghai e delle sue speranze per il futuro della moda.

Dove è nato il tuo interesse per la moda e per i vestiti?

“Avevo 15 anni quando ho capito che volevo occuparmi di moda. Non sapevo nulla di tessuti, non sapevo neppure cucire un bottone, guardavo le riviste per vedere le belle donne che c’erano fotografate. Ho cominciato a lavorare all’Opera de Marseille come costumista e in seguito da Christian Lacroix couture. È stato lì che ho deciso che questo era ciò che volevo fare. È stata una fatalità, in un certo senso.”

Hai poi lavorato per Balenciaga, Acne Studios, Paco Rabanne e Loewe. Che insegnamenti hai tratto da queste esperienze?

“Lavorare da Balenciaga mi ha insegnato a relazionarmi con il DNA di una maison. Mi sono trasferito due anni a Stoccolma per Acne e ho visto cosa significa vivere in un luogo che subisce gli effetti delle stagioni. Poi ho fatto una stagione da Paco Rabanne con Julien Dossena, che conoscevo già da Balenciaga: così mi sono riabituato a vivere a Parigi. In Loewe ho trovato un brand con cui avevo più cose in comune in termini di interessi e di estetica. Ho anche imparato molto disegnando sia per l’uomo sia per la donna per la linea Paula’s Ibiza [di Loewe].”

Com’è stato essere nominato direttore creativo di Lanvin?

“È stata un po’ una sorpresa, ma è fantastico che mi abbiano scelto. L’istinto mi diceva che c’erano dei valori comuni e orizzonti stimolanti da esplorare, ma finché non sei lì non ti rendi conto di quanto sia grande la maison.”

Quali sono state le maggiori difficoltà di lavoro per te e per il workforce durante la pandemia?

“Non potevamo stare fisicamente insieme, quindi dovevamo contare sul digitale. Abbiamo cominciato la primavera estate 2021 facendo ricerche e scambiandoci riferimenti, ed è stato eccitante perché non è detto che hai tutto questo tempo per concentrarti su questo aspetto. Abbiamo dovuto attendere un po’ per disegnare e scegliere i tessuti, ma ci ha dato il tempo di pensare all’essenza della maison e al messaggio che volevamo trasmettere.”

Parlaci della tua collezione primavera property 2021.

“Abbiamo fatto una collezione ispirata al passato ma rivisitato in un’ottica contemporanea, pensando anche al vero lusso di capi pregiati che durano nel tempo. Volevamo fare gli abiti da sera quindi abbiamo creato vestiti con ornamenti e ricami per dare risalto a certe linee, che è un approccio molto Lanvin. Volevo ricontestualizzare il robe de style, un’iconica silhouette di Lanvin, e renderla più adatta al nostro tempo. È stato interessante fare dei collegamenti tra un periodo importante per la maison, quello dopo la prima guerra mondiale, e oggi.”

Si è discusso molto nella moda di eventi reside o digitali. Cosa ti ha fatto decidere di allestire una sfilata dal vivo?

“Il mondo ha passato alcuni mesi duri in cui la moda non è stata una priorità. Il digitale è un ottimo strumento per noi, per restare connessi, ma non può sostituire le esperienze reali. Si spera che presto, quando il mondo sarà tornato alla normalità, gli eventi dal vivo riprenderanno, anche se potrebbero assumere una forma diversa.”

Hai scelto di sfilare allo Yuyuan Garden di Shanghai. Perché questa destinazione?

“Ho proposto al nostro gruppo, Fosun – l’azionista di maggioranza di Lanvin – di pensare se sfilare a Shanghai, dove la vita sociale è tornata in gran parte alla normalità, ed è permesso organizzare eventi. Lo Yuyuan Garden è uno degli ultimi monumenti nella città di Shanghai che sono stati preservati. Questa espressione del passato in una città moderna è importante per il concept della primavera estate 2021. Lavoreremo a Parigi, da remoto, quindi siamo sul fuso orario cinese questa settimana. È strano avere il jet-lag nella tua città.”

Quali influenze cinesi sono presenti in questa collezione?

“È più nell’atmosfera cinematografica che in altre cose concrete. Abbiamo usato le tecniche cinesi nella laccatura, nelle decorazioni a smalto e gli intarsi in guscio d’uovo. È stato interessante perché il movimento Art Déco prendeva davvero spunto dalle tecniche cinesi, e mi piace trovare questi collegamenti. Inoltre, i motivi botanici delle opere di Jean Dunand – un’artista esponente dell’Art Déco e amico intimo di Jeanne Lanvin – sono stati usati per esprimere la ricchezza dello Yuyuan Garden”.

Hai sempre presentato le linee uomo e donna insieme in passerella. È importante per te organizzare collezioni co-ed?

“Quando mi hanno dato il ruolo di direttore creativo per l’uomo e la donna di Lanvin, mi è sembrato importante raccontare storie che includessero entrambi i generi. Ho riunito i team creativi in un open space allo stesso piano per assicurarmi di piantare gli stessi semi in tutti loro, perché erano abituati a lavorare separatamente. A gennaio, abbiamo annunciato che sfileremo due volte all’anno con le due linee unite.”

Da chi ti piace vedere indossate le tue creazioni per Lanvin?

“La leggendaria attrice francese Isabelle Huppert, per esempio: sono un suo grandissimo fan. Anche l’attrice americana Indya Moore, che ha partecipato a ricreare il logo della maison con la madre e la bambina (per il cortometraggio di Lanvin in collaborazione con il gruppo di ballo House of Xclusive-Lanvin).

Cosa speri per il futuro dell’industria della moda?

“La moda non è la priorità al momento, ma ha il potere di esprimere un messaggio. Spero che riusciremo a trasmettere un messaggio per un mondo migliore che sia più inclusivo e sostenibile.”

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